Io posso

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Penso alla parola guida per il nuovo anno, il 2017. Mi viene da dire che non voglio nessuna parola guida quest’anno, nessun impegno, nessuna struttura…cerco una sensazione di libertà. Libera come il vento! Mi viene da pensare ed allora ragiono un po’ sulla parola vento, mi piace, per sentire il vento bisogna essere alberi alti, slanciati, il vento mi trasmette una sensazione di leggerezza. Cerco allora informazioni sulla parola ruah, vento in ebraico, traducibile anche come spirito, soffio vitale, qualcosa che si muove e che mette in movimento. Indica l’energia e la forza di ogni uomo, nell’Antico Testamento simboleggia lo Spirito divino. Leggo altre informazioni sul vento e trovo che l’elemento Aria è purificatore, intermedio tra Fuoco e Acqua, unisce spiritualità e materia, è simbolo di fruttificazione. Geometricamente l’Aria è rappresentata da un triangolo equilatero con vertice in alto, sbarrato orizzontalmente. Come punto cardinale indica l’est e come stagione indica la primavera. L’Aria è il secondo elemento superiore, nel quale avvengono le trasformazioni che coinvolgono gli elementi inferiori, l’Acqua e la Terra. I primi popoli del Nord America consideravano il vento come una forza viva in sé e per sé. Il vento è per loro un dio, un potere che è in grado di comunicare un linguaggio comprensibile a tutti coloro che vogliono capirlo e sentirlo. Tuttavia, più leggo più sono attratta in realtà dalla lettera resh, che in ebraico è l’iniziale di ruah e ha questa forma ר , la curvatura della resh rappresenta la rotondità della nuca, la potenza del pensiero. La curva della resh indica anche ogni cambiamento di direzione. La forza di cambiare strada è importantissima, poiché è la chiave della teshuvà o conversione, meglio ancora cambiamento di consapevolezza. La teshuvà è una delle più importanti esperienze che l’essere umano possa fare e consiste nel rivolgersi verso la giustizia e la verità, dopo aver vagato a lungo nel dominio delle forze negative. Resh significa anche testa “rosh” in accordo con la sua forma, è l’invito a riordinare le proprie priorità e valori secondo una scala valida, trovando quale sia la loro testa o capo. Nella tradizione talmudica la resh ha significato pari a 200, che è il valore numerico della parola etzem, essenza. Resh è il movimento delle cose dalla distruzione alla rigenerazione: abbandoniamo il vecchio e il nuovo si fa avanti, dalla sua forma simile a quella di un tubo che si piega o di un ramo che cambia radicalmente direzione. Mi piace il significato della resh, provo a sentire allora cosa in me potrebbe essere radicalmente cambiato, che conversione è necessaria nella mia vita.

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Immediatamente so che è lì, nel terzo chakra o manipura. Manipura è il terzo chakra, è in relazione all’elemento fuoco e racchiude la forza e la capacità di trasformare la materia in energia. In particolare manipura è collegato al mantra “io posso” e sento che queste sono le parole guida di cui ho bisogno in questo momento e che possono guidarmi nei prossimi mesi. Manipura è infatti chiamato anche centro del comando. È in questo centro di elaborazione energetica che l’essere umano può trovare la forza, la determinazione e la volontà per affermare le proprie scelte rispetto al mondo che lo circonda: un forte terzo chakra gli fornisce la possibilità di sostenere tutte le sfide che ogni giorno presenta. La sua collocazione, sia a livello fisico che energetico, è due dita circa sotto l’ombelico, comprende anche tutta la zona del plesso solare con gli organi digestivi annessi. Questo chakra controlla il potere di digerire e trasformare non solo gli elementi concreti come il cibo, ma anche la nostra vita, tramite un processo continuo di rinascita e cambiamento. Certamente non esiste una cesura tra un anno e un altro, infatti già da tempo sto lavorando su questo importante centro energetico, ora è il momento di approfondire. Ho bisogno di “io posso” perché la riposta immediata, istintiva, della mia voce interiore è spesso opposta. Di fronte a qualsiasi desiderio o idea, la mia voce mi risponde subito dicendo che non è possibile. Proietto nella mia mente ostacoli su ostacoli, non derivanti dalle mie possibilità, ma da ostacoli che mi raffiguro come esterni e quindi irrisolvibili.

Oh come mi piacerebbe fare il giro del Monviso il prossimo anno…Non è possibile, chi potrebbe venire con me? E poi c’è bisogno di una guida alpina! E in che periodo? Dovrei chiedere a qualcuno di tenere Maddalena…e cosa penserebbero? No, non è possibile.

Sarebbe bello fare una tesi di ricerca e magari delle interviste in giro per l’Italia…Non è possibile, è troppo complicato, come farei a spostarmi, ci vorrebbe troppo tempo, meglio lasciar perdere.

Vorrei seguire il laboratorio di David Kanner sull’armonizzazione delle cicatrici…Ma no sarà a Roma e poi sicuramente sarà molto costoso, non ne vale la pena, lascia stare.

Il timore è spesso quello di chiedere aiuto, di scontentare o (sconcertare gli altri), rinuncio in partenza ai miei stessi sogni e progetti. Lascio perdere, come sopraffatta da una miriade di ostacoli in realtà anche facilmente risolvibili o comunque negoziabili. Questa mia debolezza di manipura mi parla molto di me, della mia storia: sono nata prematura e con un taglio cesareo, quella fondamentale decisione di nascere non è stata messa in atto da me, ma da altri, esterni, che hanno diretto i miei tempi e le mie azioni. Indubbiamente io resto sempre in attesa che siano gli altri a dover intervenire per me o comunque vivo con l’idea che le loro azioni/reazioni/opinioni possano influenzare tutto di me. Mi sembra che dovrei ricevere più appoggi, aiuto ed incoraggiamento e quando ciò non succede mi sento bloccata. Ma certo che non succede, non deve accadere da fuori, deve accadere da dentro, da me, e io ho tutte le capacità e possibilità di farlo. Io posso. Ecco, manipura. Il mio corpo, che tutto sa e dice, mi parla da tempo di questa difficoltà: da molto lamento un dolore nella zona sacrale, proprio dove avviene la curva dalla resh, nelle vertebre che nei grandi mammiferi sono sollecitate nel momento in cui si alzano sulle zampe posteriori per emergere di fronte al gruppo. Come se la mia colonna vertebrale fosse troppo ancorata alle radici e faticasse a superare quello snodo, ad innalzarsi, farsi fronda e ramo che porta in alto.

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Mi è chiaro allora cosa mi guiderà nel nuovo anno: un logo con due rami, a simboleggiare proprio la volontà di crescere nella mia direzione, dandomi il permesso di allontanarmi dalle radici per sentire, in alto, il vento. Rami come la volontà di portare frutto, simboleggiato anche dal melograno, un frutto tipicamente associato alla fertilità e costituito da tanti piccoli semi belli come diamanti, che sono le mie diverse modalità di esprimermi, tutte valide e importanti, come insegnante, come mamma, come scrittrice, come amante della montagna, come doula…Il melograno inoltre mi riporta proprio alla mente il seminario Loving the Mother, che aveva come tema i chakra, alla fine del seminario dividemmo tra tutte un melograno da mangiare. Questo frutto mi ricorda le doule, le donne in generale, il femminile, questo è un canale importante nel quale voglio lavorare e portare frutto nel prossimo anno, in ebraico melograno si dice rimon, un’altra parola che inizia con resh. Aggiungo anche un sole giallo, simbolo del plesso solare a cui corrisponde il terzo chakra manipura e del colore a lui associato (giallo ed elemento fuoco). In alto, la parola ruah, il vento da cui è partita la mia ricerca, come desiderio di leggerezza, di spirito vitale, di connessione verso l’alto (i miei ideali, le mie vocazioni) e di cambiamento di rotta come nella resh. Nel centro il mio mantra del 2017, io posso.

Qual è la più grande lezione che una donna dovrebbe imparare? Che dal primo giorno, lei aveva già in sé tutto quello che le serviva. É stato il mondo a convincerla che non è così.” Rupi Kaur

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2 thoughts on “Io posso

  1. Buon anno, Daniela!!! Ti auguro un anno ricco di vento positivo che ti possa far volare dove vuoi e che ti possa far raggiugengere luce e serenità. Da educatrice posso chiederti cosa hai letto alla tua bimba per Natale,o in questo periodo invernale? Io al nido “Giorno di neve” e tanti altri ma se hai titoli nuovi posso integrare. Grazie! Sandra

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